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Riqualificazione energetica ed energie alternative

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condominio_friburgoLo stato di salute «energetico» degli edifici italiani è cosa ormai nota, con circa il 75% delle case costruite prima del 1976, anno in cui per la prima volta fu introdotta una normativa che prescriveva per legge criteri di efficienza energetica negli edifici: ciò significa che la maggior parte delle abitazioni attualmente esistenti consumano tanto e sprecano energia, inquinano e sono poco confortevoli.
Se poi consideriamo il fatto che la stragrande maggioranza fa parte di condomini, questo complica ulteriormente la possibilità di realizzare interventi di riqualificazione energetica, magari proposti da condomini più sensibili e lungimiranti che spesso incontrano la resistenza degli altri inquilini.
Non tutti sanno che per  fortuna la normativa agevola questi tipi di interventi: infatti con la Legge 99/2009 è stato stabilito che «per gli interventi sugli edifici e sugli impianti volti al contenimento del consumo energetico e all'utilizzazione delle fonti di energia di cui all'articolo 1, individuati attraverso un attestato di certificazione energetica o una diagnosi energetica realizzata da un tecnico abilitato, le pertinenti decisioni condominiali sono valide se adottate con la maggioranza semplice delle quote millesimali rappresentate dagli intervenuti in assemblea» (art. 27 comma 22).
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b2ap3_thumbnail_detrazione-65-biomassa.JPGLa Legge di Stabilità ha prorogato per tutto il 2015 le detrazioni fiscali del 50% per ristrutturazione e del 65% per il risparmio energetico di edifici esistenti, mantenendo pressochè invariate le condizioni dell’anno precedente.
Una novità molto importante, forse poco conosciuta, ha riguardato la detrazione del 65% per i generatori a biomassa: questo tipo di intervento infatti godeva già dell’agevolazione fiscale ma un articolo della legge ha molto facilitato la procedura, stravolgendo (in meglio) i requisiti necessari per godere del bonus.
Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta: fino al 2014 per portare in detrazione un generatore a biomassa (caldaie e stufe a pellet, legna, cippato..) doveva essere raggiunto un indice di prestazione energetica minimo dell’edificio, in quanto rientrava tra gli interventi di riqualificazione globale (comma 344), ma che si raggiungeva solo in edifici ben isolati (recenti) o mediante ulteriori interventi di coibentazione dell’involucro, quindi raramente erano verificabili i requisiti necessari.
Dal 2015 invece sono stati ampliati sia i tipi di generatori agevolabili, sia facilitate le procedure per la verifica dei necessari parametri: questo tipo di generatori sono stati infatti inclusi nel comma 347, di cui fanno parte le caldaie a condensazione e le pompe di calore.
Nella pratica significa che caldaie, stufe e caminetti a biomassa sono sempre detraibili al 65% a patto di rispettare alcuni semplici requisiti (es. un rendimento minimo dell’85% e conformità alle classi A1 eA2 per pelle e cippato), sempre chiaramente in caso di installazione in edifici esistenti.
Ulteriore punto a a favore è che l’agevolazione spetta sia in caso di sostituzione di un generatore esistente (es. dismetto la caldaia a gas ed installo una caldaia a legna), sia in caso di nuova installazione (installo un generatore aggiuntivo ad uno già esistente o ne installo uno in un edificio in precedenza senza riscaldamento)
La detrazione massima è di 30'000 Euro, equivalente ad una spesa complessiva di circa 46'000 Euro.
Le tipologie di generatori ammesse all’agevolazione sono chiaramente indicate nella normativa, della quale si riporta sotto un estratto:

b2ap3_thumbnail_generatori-biomassa_20150605-104229_1.JPG
Quindi sono comprese caldaie fino a 500 Kw, stufe a pellet (idro e ad aria), caminetti ed inserti, termocucine, sempre a patto che possiedano i requisiti minimi richiesti dalla normativa visti sopra.  
Per utilità si riportano sotto i link alla Guida dell'Agenzia delle Entrate per il 65% e al Vademecum dell'Enea per i generatori a biomassa, dove sono ulteriormente dettagliate le caratteristiche descritte in questo articolo:

- Guida Agenzia delle Entrate per la detrazione del 65% (ultima versione, Gennaio 2015)

- Vademecum Enea per la detrazione fiscale dei generatori a biomassa (ultima versione, Aprile 2015)

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b2ap3_thumbnail_accatastamento-fotovoltaico.jpgRecentemente è stato chiarito dall’Agenzia delle Entrate in quali casi è necessario accatastare gli impianti fotovoltaici e come, di conseguenza, trattarli dal punto di vista fiscale.
Con la Circolare 36/E , pubblicata a dicembre 2013 (scaricabile a questo link), l’Agenzia ha chiarito vari dubbi degli operatori del settore, dando indicazioni per inquadrare correttamente gli impianti fotovoltaici sul piano fiscale e catastale.

In particolare, il documento di prassi spiega quando queste installazioni sono qualificabili come beni mobili o immobili e il diverso trattamento che ne deriva in termini di imposte dirette, IVA e registro; dipende, soprattutto da dimensioni, potenza e valore economico dell'impianto.
In linea di massima gli impianti vanno considerati immobili quando sono identificabili nella categoria catastale D1 (Opifici) o D10 (Fabbricati per funzioni produttive connesse ad attività agricole), cioè quando sono palesemente delle grandi centrali elettriche totalmente scollegate da un immobile e la cui produzione è destinata alla vendita (es. grandi impianti a terra o su pensiline).
Ma il caso che interessa di più i privati e i proprietari di abitazioni dotate di impianti residenziali è:  quando per un impianto installato su un edificio sussiste l'obbligo di variazione catastale?

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Inviato da il in Fonti rinnovabili

b2ap3_thumbnail_pannello termodinamico sito.jpgOramai sono più che noti gli impianti solari termici, ossia gli impianti solari destinati alla produzione di acqua calda sanitaria e presenti da molti anni sul mercato, seppur con tecnologie che sono andate col tempo sempre più evolvendosi.
L’ultima generazione è costituita dal solare termodinamico, un innovativo sistema che potremmo definire "ibrido" perchè sfrutta sia i principi di irraggiamento diretto degli impianti tradizionali e sia lo scambio di calore con la temperatura ambientale esterna.
Il pannello, più fino e leggero di uno tradizionale (circa 8 kg), è costituito da una piastra al cui interno scorre un fluido refrigerante a bassa temperatura (circa -20°) che, sfruttando la tecnologia delle pompe di calore, capta il calore sia del sole che dell’aria, mandandolo poi all’accumulo dove riscalda l’acqua, in maniera molto simile a un impianto tradizionale.
Queste particolarità fanno sì che produca anche nei periodi in cui un normale impianto solare non funzionerebbe (come di notte e in inverno), migliorandone notevolmente i rendimenti.
Il posizionamento dei pannelli è molto semplificato rispetto agli impianti tradizionali perchè non è più vincolato all’esposizione diretta del sole ed è possibile ubicarli anche in zone ombreggiate (es. all’interno dei balconi); inoltre la leggerezza dei collettori e le dimensioni ridotte delle tubazioni fanno si che sia possibile adottare molteplici soluzioni architettoniche, come ad esempio installazioni su pensiline, frangisole, facciate e parapetti.

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b2ap3_thumbnail_copertina-tutti-in-classe-a.JPGPochi giorni fa è stato presentato “Tutti in classe A”, l’annuale rapporto di Legambiente sulla qualità energetica del patrimonio edilizio italiano.
La ricerca ha riguardato oltre 500 edifici in 47 città italiane: un team di tecnici ha effettuato indagini termografiche su varie tipologie di immobili come edifici residenziali, scuole e uffici costruiti nel dopoguerra e altri più recenti. Sono state verificate anche le prestazioni di quelli già certificati di Classe A e di quelli ristrutturati, e di alcuni edifici costruiti dopo il 2000, dopo l’adozione delle direttive europee in materia di risparmio energetico e isolamento.
I risultati sono piuttosto deludenti: sono emersi  problemi evidenti su gran parte degli immobili controllati che, pur essendo di recente costruzione, hanno carenze e difetti costruttivi come quelli vecchi. Da Milano a Torino, fino alla periferia di Bari, dal progetto C.A.S.E. a L’Aquila, al quartiere Parco Leonardo a Roma, si ravvisano problemi di elementi disperdenti, con distribuzione delle temperature superficiali estremamente eterogenee, spesso anche per edifici che si promuovono come “biocase” o a basso consumo energetico.
Che in “Classe A” (quella vera) si viva molto meglio lo dimostrano invece le termografie di edifici ben progettati,  costruiti e certificati, come il quartiere Casanova a Bolzano o alcuni immobili nuovi o ristrutturati a Firenze, Udine o Perugia, che mostrano un comportamento omogeneo delle facciate e l’assenza di ponti termici significativi, la precisa scelta di sfruttare al meglio l’esposizione dell’edificio e l’uso di specifici materiali per le diverse facciate al fine di sfruttare al meglio la radiazione solare, minimizzando i consumi energetici per il condizionamento invernale con un risparmio, per i fortunati abitanti di questi edifici, fino a duemila euro ogni anno.

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