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Riqualificazione energetica ed energie alternative

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Finalmente con il DPR n. 31 del 13/02/2017, appena entrato in vigore (6 Aprile), sono stati definiti gli interventi edilizi ricadenti in zona a vincolo paesaggistico eseguibili senza autorizzazione paesaggistica o con procedura semplificata, alleggerendo burocrazia e tempistiche per la realizzazione di opere di lieve entità.

Il Decreto elenca in maniera chiara il tipo di procedura legata ai vari interventi, semplificando anche molti lavori inerenti il risparmio energetico, come installare sul tetto un impianto solare fotovoltaico o termico, una pompa di calore, sostituire gli infissi o realizzare coibentazioni esterne, il cui iter autorizzativo scoraggiava spesso la buona volontà di chi voleva realizzare queste opere.

Infatti nelle aree sottoposte a vincolo paesaggistico non di rado l’installazione di impianti solari sulle coperture è stato ostacolato da tempistiche eccessive e da pareri discutibili da parte degli Enti preposti, limitandone fortemente la realizzazione.

La differenza sostanziale, oltre al tipo di intervento, la fa il tipo di vincolo presente sul bene, secondo la classificazione del D. Lgs. 42/2004 (Codice dei Beni Culturali):

A) i beni vincolati secondo la lettera d), ossia che ricadono in zone protette principalmente per motivi paesaggistici e panoramici, non saranno più soggetti ad autorizzazione paesaggistica per eseguire gli interventi indicati nel Decreto.

B)  gli immobili classificati secondo le lettere a), b), c), mantengono un vincolo più “pesante”, riguardando beni culturali, i centri storici, ville, giardini e parchi, ma potranno beneficiare di procedure semplificate.

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b2ap3_thumbnail_detrazione-65-biomassa.JPGLa Legge di Stabilità ha prorogato per tutto il 2015 le detrazioni fiscali del 50% per ristrutturazione e del 65% per il risparmio energetico di edifici esistenti, mantenendo pressochè invariate le condizioni dell’anno precedente.
Una novità molto importante, forse poco conosciuta, ha riguardato la detrazione del 65% per i generatori a biomassa: questo tipo di intervento infatti godeva già dell’agevolazione fiscale ma un articolo della legge ha molto facilitato la procedura, stravolgendo (in meglio) i requisiti necessari per godere del bonus.
Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta: fino al 2014 per portare in detrazione un generatore a biomassa (caldaie e stufe a pellet, legna, cippato..) doveva essere raggiunto un indice di prestazione energetica minimo dell’edificio, in quanto rientrava tra gli interventi di riqualificazione globale (comma 344), ma che si raggiungeva solo in edifici ben isolati (recenti) o mediante ulteriori interventi di coibentazione dell’involucro, quindi raramente erano verificabili i requisiti necessari.
Dal 2015 invece sono stati ampliati sia i tipi di generatori agevolabili, sia facilitate le procedure per la verifica dei necessari parametri: questo tipo di generatori sono stati infatti inclusi nel comma 347, di cui fanno parte le caldaie a condensazione e le pompe di calore.
Nella pratica significa che caldaie, stufe e caminetti a biomassa sono sempre detraibili al 65% a patto di rispettare alcuni semplici requisiti (es. un rendimento minimo dell’85% e conformità alle classi A1 eA2 per pelle e cippato), sempre chiaramente in caso di installazione in edifici esistenti.
Ulteriore punto a a favore è che l’agevolazione spetta sia in caso di sostituzione di un generatore esistente (es. dismetto la caldaia a gas ed installo una caldaia a legna), sia in caso di nuova installazione (installo un generatore aggiuntivo ad uno già esistente o ne installo uno in un edificio in precedenza senza riscaldamento)
La detrazione massima è di 30'000 Euro, equivalente ad una spesa complessiva di circa 46'000 Euro.
Le tipologie di generatori ammesse all’agevolazione sono chiaramente indicate nella normativa, della quale si riporta sotto un estratto:

b2ap3_thumbnail_generatori-biomassa_20150605-104229_1.JPG
Quindi sono comprese caldaie fino a 500 Kw, stufe a pellet (idro e ad aria), caminetti ed inserti, termocucine, sempre a patto che possiedano i requisiti minimi richiesti dalla normativa visti sopra.  
Per utilità si riportano sotto i link alla Guida dell'Agenzia delle Entrate per il 65% e al Vademecum dell'Enea per i generatori a biomassa, dove sono ulteriormente dettagliate le caratteristiche descritte in questo articolo:

- Guida Agenzia delle Entrate per la detrazione del 65% (ultima versione, Gennaio 2015)

- Vademecum Enea per la detrazione fiscale dei generatori a biomassa (ultima versione, Aprile 2015)

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b2ap3_thumbnail_accatastamento-fotovoltaico.jpgRecentemente è stato chiarito dall’Agenzia delle Entrate in quali casi è necessario accatastare gli impianti fotovoltaici e come, di conseguenza, trattarli dal punto di vista fiscale.
Con la Circolare 36/E , pubblicata a dicembre 2013 (scaricabile a questo link), l’Agenzia ha chiarito vari dubbi degli operatori del settore, dando indicazioni per inquadrare correttamente gli impianti fotovoltaici sul piano fiscale e catastale.

In particolare, il documento di prassi spiega quando queste installazioni sono qualificabili come beni mobili o immobili e il diverso trattamento che ne deriva in termini di imposte dirette, IVA e registro; dipende, soprattutto da dimensioni, potenza e valore economico dell'impianto.
In linea di massima gli impianti vanno considerati immobili quando sono identificabili nella categoria catastale D1 (Opifici) o D10 (Fabbricati per funzioni produttive connesse ad attività agricole), cioè quando sono palesemente delle grandi centrali elettriche totalmente scollegate da un immobile e la cui produzione è destinata alla vendita (es. grandi impianti a terra o su pensiline).
Ma il caso che interessa di più i privati e i proprietari di abitazioni dotate di impianti residenziali è:  quando per un impianto installato su un edificio sussiste l'obbligo di variazione catastale?

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Inviato da il in Fonti rinnovabili

b2ap3_thumbnail_pannello termodinamico sito.jpgOramai sono più che noti gli impianti solari termici, ossia gli impianti solari destinati alla produzione di acqua calda sanitaria e presenti da molti anni sul mercato, seppur con tecnologie che sono andate col tempo sempre più evolvendosi.
L’ultima generazione è costituita dal solare termodinamico, un innovativo sistema che potremmo definire "ibrido" perchè sfrutta sia i principi di irraggiamento diretto degli impianti tradizionali e sia lo scambio di calore con la temperatura ambientale esterna.
Il pannello, più fino e leggero di uno tradizionale (circa 8 kg), è costituito da una piastra al cui interno scorre un fluido refrigerante a bassa temperatura (circa -20°) che, sfruttando la tecnologia delle pompe di calore, capta il calore sia del sole che dell’aria, mandandolo poi all’accumulo dove riscalda l’acqua, in maniera molto simile a un impianto tradizionale.
Queste particolarità fanno sì che produca anche nei periodi in cui un normale impianto solare non funzionerebbe (come di notte e in inverno), migliorandone notevolmente i rendimenti.
Il posizionamento dei pannelli è molto semplificato rispetto agli impianti tradizionali perchè non è più vincolato all’esposizione diretta del sole ed è possibile ubicarli anche in zone ombreggiate (es. all’interno dei balconi); inoltre la leggerezza dei collettori e le dimensioni ridotte delle tubazioni fanno si che sia possibile adottare molteplici soluzioni architettoniche, come ad esempio installazioni su pensiline, frangisole, facciate e parapetti.

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rinnovabiliDal 31 maggio è entrato in vigore il Decreto Rinnovabili (Dlgs 28 del 3 marzo 2011) che prevede l’obbligo di installare impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili negli edifici nuovi e in quelli sottoposti a ristrutturazioni rilevanti (con superficie utile superiore a 1.000 metri quadrati) per la copertura dei consumi di calore, di elettricità e per il raffrescamento.
Per il fabbisogno di riscaldamento e raffreddamento è previsto che  questo debba essere coperto da fonti rinnovabili a partire da oggi al 20%, al 35% dall’inizio del 2014 e al 50% nel 2017, con la possibilità lasciata alle Regioni di incrementarli a discrezione.
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